domenica 29 maggio 2011

Il libro dell'inquietudine


Scrivo, triste, nella mia stanza quieta, solo come sempre sono stato, solo come sempre sarò. E penso se la mia voce, apparentemente così poca cosa, non incarni la sostanza di migliaia di voci, la fame di dirsi di migliaia di vite, la pazienza di milioni di anime sottomesse come la mia al destino quotidiano, al sogno inutile, alla speranza senza fondamento. In questi momenti il mio cuore palpita più forte per la coscienza che ho di esso. Vivo più, perché vivo più grande. Sento nella mia persona una forza religiosa, una specie di orazione, una somiglianza di clamore. Ma la reazione contro me proviene dalla mia intelligenza....

Sono le parole di Bernardo Soares queste, eteronimo di Fernando Pessoa, che scrive il libro dell'inquietudine. Non faccio un copia incolla perché non posso farlo. Parola dopo parola, riporto qui il suo pensiero.

E succede una cosa strana. Scrivo, e mi pare di tornare indietro nel tempo. 

Come per magia il computer diventa un lume, e le mie dita, che prima scorrevano lungo la testiera, adesso  sporcano il foglio bianco di pensieri come penna e calamaio. Smarrito, perdo la cognizione del tempo e dello spazio. Metto in dubbio la mia vera identità. 

Dove sono ? 

Chi sono ?

Mi vedo al quarto piano in Rua dos Douradores, mi assisto con sonno; guardo, sul foglio mezzo scritto, la vita vana senza bellezza e la sigaretta economica che, nel fumarla, appoggio sul vecchio tampone della carta assorbente. Io qui, in questo quarto piano, a interrogare la vita! A dire ciò che le anime sentono! A fare prosa come i geni e le celebrità! Qui, io così...


martedì 24 maggio 2011

Happiness only real when shared

Non ci posso credere, sono in vacanza. Forse non potete apprezzare la grandezza della cosa. Ma sono in vacanza. O meglio, vivo l'ultimo giorno di una breve vacanza che mi ha portato, tra le altre cose, a girovagare per le strade di Roma. Una Roma calda e anche un po' piovosa. Come una bella donna che fa i capricci.

Me la sono goduta questa vacanza, che mi ha arricchito nel corpo e nella mente. 

Come un pittore, cerco di tratteggiare le forme e i colori di questa esperienza... 




Ho rivalutato l'espressionismo, perchè ho scoperto di adorare Nolde.





Mi sono emozionato di fonte a Michelangelo, e mi sono riscoperto personaggio in alto, e come attratto da Caronte in basso. Ho pensato a Dante e che l'Inferno, come il Paradiso e il Purgatorio, sono in terra, e non dobbiamo aspettarceli altrove.


Ho scoperto che amo più che mai la pasta Cacio e Pepe, così come la Donna Italiana. 




Che una cena a Trastevere ti appaga come un buon romanzo.





Che nessun'altra città, come Roma, ti fa venir voglia di essere romano.




Che passeggiare per le vie di Roma è vivere poeticamente, ché la poesia è anche appagamento estetico.





Che puoi anche viaggiare per tutta la vita, scoprire posti sempre nuovi e interessanti, ma che quando lo fai con un amico vero è più bello. Perchè ...






...oggi lasciamo che la condivisione diventi poesia...



lunedì 16 maggio 2011

La cosa

L'idea di questo post è quella di trascorrere qualche minuto insieme. Come fossimo a teatro. Ciascuno disposto per un attimo a disconnettersi dalla propria vita, a slegarsi dalle incombenze, a perdersi tra le trame del buio, a farsi sala dunque, per concentrare tutto sul palco. Gli occhi dipinti dal bagliore delle luci, trasfigurati in un'espressione sognante. Un attore, le sue parole, il suo viso, la cornice perfetta dello spettacolo della vita. Ah, quasi dimenticavo. C'è pure la musica...

Ci ritroviamo dopo allora! Buona visione....




Ci sarà senz'altro il modo di fare....'La cosa'! Altrimenti il nostro destino è quello di essere delle scorze di uomini... Sì, degli involucri...mai delle persone.Magari dei personaggi....personaggi affascinanti, simpatici anche....mai persone. Ma se è così...l'amore non sarà mai....'materia', 'terra', 'cosa'...... Sarà sempre una parola che vola.... Una farfalla che ti si posa un attimo sulla testa..... E ti rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza...
G. Gaber
Dal teatro alla poesia, dalla poesia al teatro, passando per la vita.
Con queste parole cala il sipario, anche su questo giorno...

giovedì 12 maggio 2011

Invictus

Ieri me ne stavo a guardare il film su Mandela, di certo affascinato dalla personalità di quest'uomo, ma senza troppo entusiasmo. D'un tratto qualcosa mi colpisce e mi fa pensare...




La scrivo, perché le immagini non vi distraggano dalle parole...



Dal profondo della notte che mi avvolge,

buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,

ringrazio gli dei qualunque essi siano
per l'indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l'Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita,
io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

W. E. Henley

Alla poesia si aggrappa l'uomo per sopravvivere... ad essa attinge quando vuole cambiare il mondo. 



Mi pare una buona ragione per leggere. 






lunedì 9 maggio 2011

Farfalla

Vorrei tanto si scrivesse da solo questo post, con leggerezza. E che volasse via, proprio come un farfalla.


Non mi risponderai,

e non per timidezza
o per ostilità
nei miei confronti
e non perché sei morta.
Viva, morta... ma
a tutte le creature del Signore
in segno di affinità
per conversare, per cantare
la voce è data in dono:
per prolungare l'attimo,
ed il minuto, il giorno.

E invece tu,
tu non hai questo pegno.
A rigore però
così è meglio:
meglio che con i cieli
essere in debito.
Non affliggerti, se
la tua vita, il tuo peso
son privi di parola:
è un fardello anche il suono.
Sei più incarnale
del tempo tu, più muta...


...basta così. Voglio spezzarlo questo silenzio. Non lo reggo ancora bene il silenzio. Riproviamoci, magari lasciando il testo sullo sfondo...






Si, così arriva, si. Ma non dice tutto. Bisogna leggersi.


Ti dirò "Addio"?
e addio al giorno che si compie?
a certi uomini la tigna dell'oblio
il senno corrompe;
ma bada, è tutta
colpa del fatto
che hanno dietro le spalle
non giorni a letto in due
non sonni fondi
o sogni folli,
non il passato, ma nubi
di tue sorelle!


Sei migliore del Nulla.
O meglio: sei più prossima,
sei più visibile.
Di dentro, ad esso
del tutto simile.
Nel volo tuo
il Nulla acquista carne;
nel quotidiano strepito
ecco perché
uno sguardo tu meriti:
sei la barriera lieve
fra il Nulla e me.



Caro amico Iosif Brodskij, o Joseph Brodsky o come vuoi. Grazie della poesia. Ma è già volata via...



sabato 7 maggio 2011

Notturno in Do# minore

Trova il tempo. E scrivi. Lascia che la mano scorra sul foglio. Per quanto banale ai più appaia il gesto. Scrivi. Dimentica la morte, tra i versi. Canta la vita. 



Si scrivesse della vita solo e soltanto, sarebbe più facile. Ma provate a scrivere della morte, e vi accorgerete che le parole finiscono per essere risucchiate nel vortice del silenzio che tutto annulla. 

Come un corpo, che cerchi di rianimare e invece ti rimane tra le mani, spirano le parole, come l'ultimo rigurgito dell'anima. 

Sono proprio queste le parole che vi lascio, poca cosa. 

Le altre son volate via da qualche parte, disperse nell'ultimo sguardo di uno sconosciuto.










L'onere della poesia lo lascio alla musica. La pioggia bagnerà le note. E renderà illegibili queste ultime righe.