giovedì 21 giugno 2012

Il silenzio e le parole



[...] Oggi pomeriggio ho guardato alcune stampe giapponesi con Glassner. Mi sono resa conto che è così che voglio scrivere: con altrettanto spazio intorno a poche parole. Troppe parole mi danno fastidio. Vorrei scrivere parole che siano inserite organicamente in un gran silenzio, e non parole che esistono solo per coprirlo e disperderlo: dovrebbero accentuarlo, piuttosto […] 



Etty parla, seguo le sue labbra, si muovono veloci come i pensieri. 

Poi guardo le stampe...








[...] poche, tenere pennellate– ma che resa dei minimi dettagli- e il grande spazio tutt’intorno, non un vuoto, ma uno spazio che si potrebbe definire ricco d’anima. Io detesto gli accumuli di parole. In fondo, ce ne vogliono così poche per dir quelle quattro cose che veramente contano nella vita. Se mai scriverò - e chissà poi che cosa?- mi piacerebbe dipinger poche parole su uno sfondo muto […] La cosa più importante sarà stabilire il giusto rapporto tra parole e silenzio- il silenzio in cui succedono più cose che in tutte le parole affastellate insieme. [...] le parole dovranno servire soltanto a dare al silenzio la sua forma e i suoi contorni [...]” 


Le parole pesano come un macigno, a volte, e a volte non le sostengo. Ce l'ho nel petto come un groviglio, denso. Ma sono tante, e non le vomito ancora... 



Sono l'effetto collaterale di una chemioterapia. 



E allora bisogna che significhino il silenzio.



[..] Le stampe giapponesi mi hanno hanno fatto capire a che cosa io aspiri, e mi piacerebbe camminare una volta attraverso paesaggi giapponesi, per capirlo ancora meglio. Del resto credo che un viaggio in Oriente lo farò, in futuro - per trovare in quei luoghi, vissute ogni giorno, quelle cose in cui qui ci si sente soli, in dissonanza [...]



Ci si sente soli qui, in dissonanza. E' vero.



Mi chiedo se tornerò mai più com'ero. Non credo. La vita cambia. E ti cambia con sé.



Ma una cosa la so. Sarò migliore di adesso.







Nota:  oggi è il primo giorno d'estate, e qui in Sicilia fa caldo, caldo per davvero. Il sole, sofferente, piange, e le lacrime infiammano ogni cosa. Cade a pezzi il sole. E i pezzi, in acqua, sono stelle marine. Ma oggi, il 21 giugno, è anche la giornata nazionale dei tumori del sangue. L'AIL (Associazione Italiana contro le leucemie-linfomi e mielomi) è fatta di gente che sa regalare un sorriso e una speranza. Vi lascio un link. 

http://www.ail.it/




[...] Sembra quasi un paradosso: se si esclude la morte non si ha mai una vita completa; e se la si accetta nella propria, si amplia e si arricchisce quest'ultima [...]






PS: la stampa è presa dal web. Le parole, in corsivo, sono di Etty Hillesum, Diario 1941-1943.   E' la donna che mi ha insegnato a pregare, come l'anima, affine, di chi mi sta vicino.

sabato 16 giugno 2012

Aria di neve



Non esistono più le stagioni...










                 

                                           Sopra le nuvole c'è il sereno, 
                             ma il nostro amore non appartiene al cielo...







                  

martedì 5 giugno 2012

Lezioni d'amore 8

Sediamoci va.


Al mio nonno piaceva raccontare storie. Mi metteva sulle gambe e mi cuntuva un cuntu. Lo stesso vorrei fare io con voi. Mi trucco di rughe e di saggezza. Insomma, ci provo. Siete comodi? Oggi la lezione d’amore la facciamo all’aperto, negli spazi verdi dell’anima.








C’è chi dice che l’uomo sia in grado di sopportare fino a una certa quantità d’amore. Voi che ne pensate? E’ proprio così?



Il testo che vi propongo l’ho estratto da un libro pieno di polvere. Il libro che mai scriverò. Così parlò l’uomo secchiello si intitola questo libro. Il protagonista è lui. L’uomo secchiello. Vediamo cosa ha da dirci sull’amore.



 




Ascoltate la mia parola. E ricordate. In fondo siamo contenitori di carne dal contenuto liquido prezioso, l’acqua. Sempre lo stesso liquido, vitale. Come l’amore.






Da piccini siamo vuoti. E allora ci riempiono di coccole e di attenzioni, come acqua e paperelle. Spruzziamo qualche gocciolina di amore negli occhi degli altri, così, per vederli ridere. E’ il nostro modo di ricambiare.


Cresciamo, e diventiamo sempre più capienti, e per farlo abbiamo bisogno dell’amore dei tanti, dei fratelli e degli amici. Incanalato il loro amore in noi, in condizioni di abbondanza, poi, lo riversiamo sugli altri. Incominciamo a irrigare. A coltivare i rapporti.



Ci innamoriamo pure.


Della persona giusta, quando siamo fortunati, e non abbiamo paura di donarle tutto l’amore che sappiamo. Ce ne restituirà altrettanto.
Oppure della persona sbagliata. All’inizio gradisce la secchiata in faccia, di freschezza, come un gioco divertente. Poi però comincia a lamentarsi. Non ne trattiene acqua, se non nelle vesti zuppe, e starnutisce. Si ammala. Così la piantiamo di utilizzare con frenesia il secchio, quando ci rendiamo conto che non c’è più niente dentro. Senz’acqua, per giunta danneggiato dall’eccesso di utilizzo, coi buchi e le crepe per le maglie della struttura, quel secchio che ancora siamo non serve più a niente. E l’amore degli altri si perde nel gorgo delle bollicine.


E però è strana la vita. Un giorno ci svegliamo e ci accorgiamo di essere pieni, di nuovo, che quasi non ci par vero, e l’amore è per noi stessi. Ma che fatica. Attraversati i deserti della solitudine e dell’arsura, trovate allo stremo delle forze oasi di pace, eccoci finalmente, al passo svelto dei ricordi, al cospetto dei saggi. Ci hanno rabberciato coi pensieri di argilla, senza ricevere nulla in cambio se non la riconoscenza. Ah, quanto ci è costata la riconoscenza! Pieni d’acqua, adesso siamo felici di ciò che abbiamo, talmente felici che non diamo e nemmeno vogliamo, perché non c’è spazio. Siamo al limite del nostro amore possibile. Ci spiace che gli altri si privino della loro acqua per riversarla su di noi, che la sprechino così. Poveretti, a noi non serve! Si perde!



 

Dunque è così?! Il limite d’amore esiste …


 

Incapaci di accogliere, di nuovo, senza memoria di quando eravamo piccini e secchielli, quando al limite della nostra capacità, e ciononostante, stiravamo le pareti e allungavamo la base, incrementando la capienza. Pieni d’acqua sì, ma di acqua piovana! Le nostre lacrime.









 


Ma per davvero siamo questi?


 


Io non so se esiste il limite dell’amore. Dovrete scoprirlo in voi. Però non voglio che dimentichiate.

Zeppi d’amore come siete, avete una “grande possibilità”. Di divenire “capaci”, capaci d’amare. Più capaci di sempre, di contenere e di riempire. Perché …


                                   




                              Siamo fatti del 70% d’acqua, e del 100% di amore


 




Ecco! Mi pare di poter evidenziare questa frase. La lezione di oggi, l’ottava, è proprio questa.






Ed è finita. Ora potete rotolare sul prato verde se volete.






 




Ps: scusami nonno, le tue storie erano più interessanti. Le tue parlavano di asini che cacavano monete d’oro e di tavoli magici. Mi vergogno. Oggi che il mondo vuole crollarmi addosso, oggi che avrei bisogno di una tua storia per sorridere e perdermi nella fantasia, oggi che sento la necessità di imparare, io insegno l'amore... 

Va be’, in ogni caso questo post è per te…

venerdì 1 giugno 2012

Il veleno della serpe



E mi chiedi....




Quante sono le serpi che t'inquadrano il cuore?





 





Morsicato dalle tue attenzioni.







Le mecchie riflesse allo specchio del corpo... sono dieci, come i comandamenti...









Se ti amo mi chiedi...









Je t'aime, oui...oui...

















E' così breve l'amore, dura il tempo di una canzone...











Ps:  Ci sono note che finiscono fuori dallo spartito. Se le raccogliamo da terra, possiamo farne musica...