sabato 9 maggio 2015

Sulla ricerca della solitudine


Torno a scrivere, e mi pare sia passato un sacco di tempo dall'ultima volta.

Torno a scrivere proprio quando più mi confondo col pensiero della solitudine. Un pensiero che è un atto fisico e vorrebbe quasi avere consistenza. E mi chiedo: la consistenza della solitudine può essere studiata?

Mai potrei studiare la solitudine a partire dalla definizione che ne danno le parole. Assieme, le lettere cancellano la solitudine del verbo, e più parole insieme fanno un popolo di ideali, valori e cultura. Nella solitudine tutto questo non c'è. Forse c'è un uomo nella solitudine, ma potrebbe anche non esserci. No, non può essere questa la strada da seguire se vogliamo imbatterci, almeno una volta nella vita, nel volto più crudo e realistico della solitudine. Potrebbe essere una persona la solitudine. Cioè avere un volto per davvero. Non è detto che questo volto sia il nostro. Mi tornano in mente alcune parole di Baricco, in sé inutili a rappresentare la solitudine, pur tuttavia utili a definire la cornice di senso entro cui la solitudine può trovare rappresentazione:


"Io ti ho amato, André, e non saprei immaginare come si possa amare di più. Avevo una vita, che mi rendeva felice, e ho lasciato che andasse in pezzi pur di stare con te. Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. È scoppiata tutto d'un colpo. C'erano cocci ovunque, e tagliavano come lame".


Quindi la solitudine può inquadrarsi nello spazio di un amore straziato, impossibile, frustrato. Forse, ma non sempre. Qui si tenta di fare della solitudine un affetto. Possibilmente, si tenta di farne una mancanza, un vuoto senza consistenza, se scegliamo che il ricordo di un amore andato a male, sebbene con enorme sofferenza, altro non sia che un fantasma della nostra coscienza.


E allora quale strada seguire? La strada delle note forse. Assumono la consistenza del suono. In un certo senso, sebbene non possiamo visualizzarle, sono reali.







Chiedo a Yiruma di aiutarmi. Le sue note guardano alla luna. Sebbene sappiano di solitudine, queste note sono piene. Non fosse altro che della presenza di un astro, di un desiderio. E poi in fondo, come dice Bach, la musica serve a non sentir dentro il silenzio che c'è fuori...


Mannaggia a me, in che guaio mi sono cacciato!? Come si fa a studiare la solitudine diversamente? 


Chiedo aiuto, e trovo un aforisma di Jim Morrison a darmi coraggio.



"La solitudine è ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno”



Ecco, Jim si avvicina. C'è una sensorialità fatta di solitudine. Una sensorialità collegata a cuore e cervello. Sento che ci sono quasi.


Non ancora cazzo. Mi manca qualcosa, ma cosa? Forse una poesia.



Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte - eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un’anima al cospetto di se stessa:
infinità finita.

(Solitudine. Emily Dickinson)



No Emily, mi spiace, questa volta non mi basti. Non puoi uscirtene così. Certo, la solitudine è un'anima al cospetto di se stessa. E' un concetto in sé perfetto. Troppo. 

Non so, forse ciò che mi manca è un colore. Sì, vorrei trovare un colore per la solitudine. Un colore che non sia il nero del lutto, e nemmeno il bianco della neve. 

Non lo trovo, aahhh. Disperazione.

Ma forse ho capito. Ho capito cos'è la solitudine. Forse la solitudine non è altro che tutto questo. Forse, non è altro che l'impossibilità stessa del suo ritrovamento.

Si nasconde bene la solitudine. In questo senso, è, forse, il senso stesso della ricerca. Sì, dobbiamo cercarla la solitudine, per non trovarla se non fuori di noi... magari in un'altra solitudine.

Non diceva Rilke che l'amore è fatto di due solitudini che si custodiscono a vicenda? 

Ma tua guarda. Alla fine la poesia mi frega sempre...