sabato 29 aprile 2017

Mayday, mayday. Abbiamo un problema.


Mayday, mayday. Abbiamo un grandissimo, colossale problema. Nel mondo che giorno dopo giorno vediamo, che secondo dopo secondo viviamo, che minuto dopo minuto accettiamo, che ora dopo ora ribaltiamo a nostro giudizio e piacimento, ebbene nel mondo che conosciamo o pensiamo di conoscere è venuto a mancare di recente un personaggio davvero importante. Nel mondo che abitiamo è sparito l'altro.

Non pensate alle solite menate sociopsicopedagogofilosofiche, il fatto è che l'altro non c'è più perché se n'è andato.

Già, siamo rimasti da soli. L'altro si è rotto le palle e se n'è andato via. Ci ha lasciato nel bel mezzo della nostra più compiuta mediocrità. Scrive Richard Yates: 

"È una malattia. La gente ha smesso di pensare, di provare emozioni, di interessarsi alle cose; nessuno che si appassioni o creda in qualcosa che non sia la sua piccola, dannata, comoda mediocrità."

Non so perché dal mucchio di cose che leggo ogni giorno ho tirato fuori proprio questo pensiero di Yates. Voglio dire, chi diavolo me lo ha fatto fare di commentare Yates!? Per di più è un pensiero estrapolato dal contesto, chissà che cosa avrà voluto significare. Magari è soltanto un pensiero alcolico riportato da un buontempone. Magari è stato attribuito a Yates ma non è di Yates. Ma al diavolo, che importa! Le parole hanno un peso oggettivo, e questo basta. 

Il mondo è mediocre, perché noi siamo mediocri. Be', che c'è? Non si può dire? Volete che qualcuno vi ripeta a pappagallo la bugia della vostra vita, che siete persone interessanti, soprattutto belle dentro, ma belle fuori pure perché è importante, e con mille qualità, che sapete scrivere e cantare, che avete un mucchio di amici che vi portano così, che avete sofferto ma che adesso avete la vostra libertà e ne godete pienamente, che il vostro lavoro non lo cambiereste per nessun altro lavoro al mondo, che tutto va bene così perché avete l'amore vero accanto, quello che vi tiene svegli, o che tutto va bene così perché non avete amori accanto, dal momento che non c'è nessuno che è all'altezza di voi, che non avete nessuno accanto perché in fondo non ne avete bisogno, perché state meglio da soli, perché soltanto voi siete capaci di amare per davvero e allora continuate a farlo sperando che il lui oppure la lei di turno prima o poi si accorgano del vostro amore presente, costante, pieno e poetico? 

Ma va' là, che sono tutte balle. L'altro non c'è perché se n'è andato. Non poteva tollerarvi più, non poteva tollerarci più, non potevamo tollerarlo più, non potevate tollerarlo più. E allora l'altro se n'è andato, e per davvero non importa se l'altro è un altro o siete voi, il punto è che l'altro se n'è andato, e voi continuate a festeggiare, stolti, la vostra più assoluta, compiuta mediocrità. Come l'incapacità di creare una relazione che si mantenga nel tempo. E faccio un brindisi a me stesso, beninteso, il principe dei mediocri soddisfatto, l'anti-Yates per eccellenza, l'incarnazione dei vostri incubi più neri. A voi tutti, il sig. fragilità in persona dice che abbiamo un problema. Mayday, mayday.




Ma dai!?


2 commenti:

  1. Giuro che t'ho bevuto tutto d'un fiato, ora dovrò attendere poco per capire se come sempre mi ubriachi. Certo che si può stare a secco per un po' e poi se proprio non riesci ad avvicinare il mare già ti perdi nel mantra di una preghiera e poi ricominci da capo perché : dov'eri rimasto ? La mente perde le parole se le labbra non le sanno pronunciare! Non me ne sono andata ma ....l'altro , l'altro io l'attenderei, che ritorni .

    RispondiElimina
  2. Grazie per il consiglio Gizeta, ma non c'è "altro" che possa starci vicino se per davvero non lo vogliamo. Specie quando l'altro siamo noi. Belle come sempre le tue parole di poesia. La mente perde le parole se le labbra non le sanno pronunciare. Proprio vero, come è vero che le labbra a volte chiedono soltanto di essere baciate, senza capirci nulla.

    RispondiElimina